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lunedì, 17 settembre 2007
Cibridi e salamandre


Ho preso un ovocita di mucca, anzi, tanti ovociti di mucca.

No, non di donna, di mucca.

La donna, normalmente produce un solo ovocita al mese.

Che avara! Una cellulina sola, praticamente invisibile, nascosta dentro una gabbia ossea, il bacino femminile, che sembra fatta apposta per proteggerla. Sarà che senza di lei, la vita umana si ferma. Avara! Ma fanne tante, tipo gli spermatozoi, che sono qualche mezzo miliardo: potremmo sprecarle, invece le cellule uovo… no, troppo rare, preziose, per esporle alle intemperie.

Certo che così è un casino procurarsele.

Come faccio a pescare una sola cellula dentro un corpo umano che ne conta decine di migliaia di miliardi? Una cellula sola, che vive di per sé solo 24-36 ore in un mese? Nascosta, protetta, difesa nelle profondità delle viscere?

Sì, posso imporre alla centrale di produzione di fabbricarne di più. Più ovociti vengono prodotti, più è facile andarli a pescare.

Oddio… facile… ci vuole sempre un intervento chirurgico, una anestesia… ma si può fare. Costa, ma si può fare.

Il problema è che stimolare la fabbrica, l’ovaio, a produrre tanti ovociti è rischioso: l’ovaio si ingrandisce, scatena tempeste ormonali pericolose per la vita stessa.

E poi mi dà ovociti di scarsa qualità: tanta quantità, poca qualità. Un classico.

No, niente donne, cattiva pubblicità.

Meglio le mucche. Lì, no problem. Neanche se la mucca muore per eccesso di ormoni. Neanche gli animalisti protestano, troppo impegnati a difendere i gorilla.

La mucca la conosco bene. Grandi veterinari, pionieri della fecondazione assistita delle mucche, sono divenuti insigni fecondazionisti umani. Ah, l’esperienza…

Grande mucca, grande ovaio. Grande ovaio, tanti ovociti. Nessuna richiesta di risarcimento economico.

Già. Ma che me ne faccio di questi ovociti di mucca? Ho già fatto il trasferimento di nucleo da mucca a mucca, clonando la mucca dopo aver clonato pecore, cani, conigli, cavalli, tori, zanzare… no, le zanzare no. Clonare una mucca non fà notizia, non divento famoso, niente giornali. Uffa, basta clonare mucche, che pizza!

No, ci vuole un’idea.

Ecco, invece di trasferire un nucleo di cellula di mucca nell’ovocita di mucca, uso un nucleo umano. Clonare un uomo, facendo finta di clonare una mucca.

Vorrà dire che invece di 60 cromosomi, come la cellula di mucca, questo ovocita ne avrà solo 46. E si crederà un ovocita umano, sviluppandosi come tale, nutrito dal citoplasma dell’ovocita di mucca.

Avessi pensato prima al gorilla, che di cromosomi ne ha 48…

No, che poi gli animalisti mi piantano un casino.

E mica potevo farlo con i pesciolini rossi (già con i loro problemi di diritti violati): 200 cromosomi son troppi, rischia che non succede niente. E poi, se volessi impiantare il mio neonato embrione nell’utero di un pesciolino, come faccio? Con la mucca… le dimensioni ci sarebbero…

E poi? Si sviluppa? No, dico, la clonazione animale classica aveva successo nel 2% dei tentativi (277 ovociti solo per Dolly!). Mica è facile imbrogliare un ovocita e fargli credere che lo hanno fecondato! Figuriamoci se i cromosomi non sono nemmeno della sua specie! Mi tocca buttare via tutto! ...

Però, se ci sono riusciti i ciprioti, ce la posso fare anche io!

Come dite? La clonazione umana è vietata?

Beh, posso sempre rispondere che questo non è proprio un uomo… è “prevalentemente” uomo. Nel senso che nel citoplasma della mucca rimangono mitocondri con DNA bovino.

Uomo al 99,9%, ma potrei farlo al 75, al 51, al 50,1%. O magari solo per il 51,1% dei geni, delle sequenze codificate, dei cromosomi… Meno del 50% no, che poi gli animalisti…

Posso sempre dire che l’insulina la fabbrico da batteri geneticamente modificati, che le protesi valvolari cardiache erano di maiale, che gli stessi vaccini… Vi chiederò: un uomo con una protesi valvolare aortica biologica di maiale è un “cibrido”? E con le trasfusioni di sangue? Come la mettiamo? E nessuno mi dirà: “Ah professò, ma cchè stai à ddì?”

Lascio crescere il vero “cibrido” per 14 giorni. Poi tiro la catenella.

Nel frattempo, cosa succede? Niente. Però posso dire che sto studiando i meccanismi delle staminali embrionali. Fischiettare che curerò l’alzheimer, il parkinson, la sclerosi multipla. Magari qualcuno ci crede ancora. Spararle grosse. Questo farà titolo sui giornali, buona pubblicità: ecco-il-paladino-dell’ineluttabilità-del-progresso-delle-conoscenze. Questo mi darà nuovi finanziamenti.

Finchè dura. Poi dovrò inventarmi un nuovo limite da superare.

Vediamo… Potrei fare un “cibrido” al contrario, cioè con citoplasma di ovocita umano e nucleo di animale, che so, di salamandra.

Intriganti, le salamandre.


Vino e Mirra - Samizdatonline


Postato da: Faramir a 15:34 | link | commenti |
eugenetica, clonazione

mercoledì, 29 agosto 2007
Fermiamo la deriva eugenetica

In merito al drammatico caso di Milano, riportiamo un commento della nostra socia Assuntina Morresi, pubblicato ieri su L'Occidentale.

Per fermare il feticidio selettivo non serve toccare la legge sull'aborto

Il nome tecnico è “feticidio selettivo”. E’ l’aborto di uno o più feti in una gravidanza bi o plurigemellare: dei feti che si stanno sviluppando, non tutti nasceranno. Uno o più verranno eliminati, perché considerati “di troppo”, oppure perché “malati”.

Si esegue iniettando cloruro di potassio nel cuore del feto da eliminare, provocandone l’arresto cardiaco, oppure occludendone il cordone ombelicale, con il laser, ad esempio, e bloccando l’afflusso di ossigeno. Il feto morto rimane in pancia, accanto a quello (o quelli) vivo, che nel 3% dei casi muore pure lui, o comunque avrà elevate probabilità di nascere prematuramente, con tutte le conseguenze del caso.

Claudio Giorlandino, presidente della Sidip (Società italiana di diagnosi prenatale e medicina materno-fetale) spiega che "nel feticidio selettivo gli errori sono possibili e, nella maggior parte dei casi, non se ne ha notizia per la delicatezza delle vicende umane che si accompagnano e per l'impossibilità di arrivare a un contenzioso legale in considerazione del fatto che le donne sono ben informate, prima di sottoporvisi, e sottoscrivono un pieno consenso informato. Tale prassi, e tali errori, sono tecnicamente possibili e diffusi in tutto il mondo".

Sarebbe interessante conoscere il numero dei feticidi selettivi effettuati nel nostro paese, e quantificare gli “errori”, ad esempio come quello dell’ospedale San Paolo di Milano, e cioè la soppressione di un feto diverso da quello selezionato.

I tragici fatti milanesi sono noti: le due gemelle a diciotto settimane di gravidanza erano identiche e non era possibile distinguere visivamente quella con la sindrome di Down dall’altra. Per eliminare la prima, e tenere solamente il feto sano, il medico si è basato sulla posizione che avevano in pancia tre settimane prima dell’intervento, al momento dell’amniocentesi. Ma in quelle tre settimane di intermezzo pare che le sorelle si siano scambiate di posto, ed è stata soppressa quella sana. Successivamente, accortisi di quanto successo, si è eliminata anche l’altra.

Alessandro Di Gregorio, specialista in ostetricia e ginecologia al centro Artes di Torino, spiega che esistono sistemi per cercare di evitare casi come questi: "Nel caso degli aborti selettivi, l'uso del colorante per marcare il feto malato è prassi".

Marcare con un colorante il feto selezionato, per sopprimerlo senza commettere errori:  espressioni che, nel migliore dei casi, evocano pratiche veterinarie - di solito si marcano le greggi, le mandrie, oppure gli esemplari malati o difettati, o comunque con qualche particolarità. Nel peggiore, invece, ricordano i lager nazisti.

Come nel caso del Careggi di Firenze – dove nacque vivo un feto sano, dopo un aborto indotto a ventitrè settimane di gravidanza, con una errata diagnosi di malformazione –  anche adesso l’ errore è la soppressione di un sano, anziché di un malato.

E’ sbagliato nascere disabili, insomma. La pressione sociale e culturale per il “diritto al figlio sano” è fortissima, i sostegni alle famiglie con figli handicappati sono spesso drammaticamente insufficienti: in queste condizioni è difficile parlare di “libera scelta” delle donne. L’aborto sembra essere la via meno dolorosa per affrontare il problema.

Eppure la legge 194 non prevede l’aborto eugenetico, cioè non consente l’aborto a causa di malformazioni o anomalie del concepito: se integralmente e correttamente applicata, dovrebbe contribuire a “far superare le cause che potrebbero indurre la donna all'interruzione della gravidanza”, e ad “aiutare la maternità difficile dopo la nascita”.  Se ne parla sempre, ma difficilmente si va oltre le solite polemiche.

Per applicarne le parti più disattese, quelle riguardanti la prevenzione, e chiarire i passaggi e gli articoli riguardanti i cosiddetti “aborti terapeutici”, sarebbe sufficiente stilare delle linee guida,  adeguate alle nuove conoscenze scientifiche e tenendo conto dell’esperienza di questi trenta anni di regolamentazione delle interruzioni di gravidanza, senza  intervenire sul testo di legge. Potrebbe essere un primo, importante tentativo di stabilire alleanze fra chi, sia sostenitori che oppositori della legge 194, pensa che comunque si possa fare ancora molto di più per combattere la tragedia dell’aborto.

[Fonte: L'Occidentale]

Postato da: Faramir a 09:32 | link | commenti (1) |
eugenetica, legge 194

lunedì, 27 agosto 2007
Back to Splinder

In attesa di "varare" il nuovo sito dell'associazione (che il vecchio ha qualche "problemino" tecnico) torniamo ad usufruire temporaneamente di questo blog per tenervi aggiornati sulle nostre "campagne" e condividere con voi alcune riflessioni sui temi più "caldi".

 

Postato da: Faramir a 12:01 | link | commenti |

mercoledì, 03 maggio 2006

Da oggi è attivo il sito

www.samizdatonline.it

Postato da: berlic a 09:09 | link | commenti (1) |

mercoledì, 29 marzo 2006

Manifesto per un voto senza rimpianti

Vogliamo proporti, nelle righe che seguono, un invito ad approfondire le ragioni del tuo libero voto alla luce di quanto propone la Chiesa, cattolico o no che tu sia.

Il documento è diviso in 3 parti: i principi ideali che sottoponiamo alla tua approvazione critica, i criteri concreti della scelta che derivano da tali principi e alcuni dati della storia recente che aiutino a scegliere per il futuro.

PRINCIPI IDEALI

Posto che la politica non possa essere da sola la risposta alla domanda di ogni uomo – compito che appartiene principalmente alla proposta educativa che la società è in grado di proporre e alla libera risposta del singolo – è comunque vero che la sua funzione è fondamentale sia nel porre le condizioni per cui questa proposta sia possibile, sia nel dare, attraverso le leggi, le linee-guida del cammino di un popolo.
Ecco in dettaglio i principi ideali su cui ti invitiamo a giudicare le varie proposte politiche:

  • La difesa della vita, “la nuova frontiera della questione sociale”, come espresso da papa Benedetto XVI, e del mistero dell’amore fra uomo e donna aperto alla procreazione
  • Una concezione dell’uomo che non riduca l’essere umano a strumento della scienza o a cancro dell’ambiente o a puro consumatore oppure ancora alla sola sessualità
  • Un’attenzione alla libertà, dignità suprema della persona, in tutte le sue declinazioni, a cominciare dalla libertà religiosa e dalla libertà di educazione: ad ogni cittadino (religioso o laico) sia permesso di proporre a tutti i livelli della vita pubblica il suo credo senza limitazioni, compatibilmente con i principi che fondano la storia e la tradizione del popolo italiano
  • Una carità basata sulla società e che non sia annullata o limitata dall’azione dello Stato (“Non uno Stato che regoli e domini tutto è ciò che ci occorre, ma invece uno Stato che generosamente riconosca e sostenga, nella linea del principio di sussidiarietà, le iniziative che sorgono dalle diverse forze sociali” – Benedetto XVI, enciclica Deus caritas est)

CRITERI DELLA SCELTA

Per operare concretamente la scelta occorre distinguere, nel marasma quotidianamente proposto dai media e dai politici, che cosa veramente ci sta a cuore.

Riportiamo, al proposito, il brano della “Nota sull’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica” (dell’allora Card. J. Ratzinger, 2002), in cui vengono sinteticamente descritte le esigenze etiche irrinunciabili per un cattolico che si cimenti con la politica: “Quando l’azione politica viene a confrontarsi con principi morali che non ammettono deroghe, eccezioni o compromesso alcuno, allora l’impegno dei cattolici si fa più evidente e carico di responsabilità. Dinanzi a queste esigenze etiche fondamentali e irrinunciabili, infatti, i credenti devono sapere che è in gioco l’essenza dell’ordine morale, che riguarda il bene integrale della persona. E’ questo il caso delle leggi civili in materia di aborto e di eutanasia (da non confondersi con la rinuncia all’accanimento terapeutico, la quale è, anche moralmente, legittima), che devono tutelare il diritto primario alla vita a partire dal suo concepimento fino al suo termine naturale. Allo stesso modo occorre ribadire il dovere di rispettare e proteggere i diritti dell’embrione umano. Analogamente, devono essere salvaguardate la tutela e la promozione della famiglia, fondata sul matrimonio monogamico tra persone di sesso diverso e protetta nella sua unità e stabilità, a fronte delle moderne leggi sul divorzio: ad essa non possono essere giuridicamente equiparate in alcun modo altre forme di convivenza, né queste possono ricevere in quanto tali un riconoscimento legale. Così pure la garanzia della libertà di educazione ai genitori per i propri figli è un diritto inalienabile, riconosciuto tra l’altro nelle Dichiarazioni internazionali dei diritti umani. Alla stessa stregua, si deve pensare alla tutela sociale dei minori e alla liberazione delle vittime dalle moderne forme di schiavitù (si pensi ad esempio, alla droga e allo sfruttamento della prostituzione). Non può essere esente da questo elenco il diritto alla libertà religiosa e lo sviluppo per un’economia che sia al servizio della persona e del bene comune, nel rispetto della giustizia sociale, del principio di solidarietà umana e di quello di sussidiarietà, secondo il quale «i diritti delle persone, delle famiglie e dei gruppi, e il loro esercizio devono essere riconosciuti».[21] Come non vedere, infine, in questa esemplificazione il grande tema della pace. Una visione irenica e ideologica tende, a volte, a secolarizzare il valore della pace mentre, in altri casi, si cede a un sommario giudizio etico dimenticando la complessità delle ragioni in questione. La pace è sempre «frutto della giustizia ed effetto della carità»;[22] esige il rifiuto radicale e assoluto della violenza e del terrorismo e richiede un impegno costante e vigile da parte di chi ha la responsabilità politica”

CRITERI PRATICI DELLA SCELTA

E’ importante considerare il “contesto” in cui si troverà ad agire il parlamentare che ci rappresenterà: la singola persona è limitata dal partito che la sostiene e il partito è limitato dalla coalizione cui aderisce. Occorre quindi chiedersi se la persona di mia fiducia avrà la possibilità di portare realisticamente a frutto i suoi propositi ideali. Nel dettaglio:

ALCUNI FATTI DELLA STORIA RECENTE

Ecco il comportamento delle coalizioni che si presentano alle prossime elzioni, nelle ultime votazioni italiane ed europee sui temi sopra descritti:

ITALIA

UNIONE EUROPEA

(Un ringraziamento all’associazione “Nuove Onde” e al sito www.FattiSentire.net, da cui sono state tratte preziose indicazioni. Sul forum è aperta la discussione.)

Postato da: berlic a 08:29 | link | commenti (12) |

lunedì, 27 febbraio 2006

FORUM

Vi annuncio che è aperto e funzionante il nuovo Forum di samizdatonline all'indirizzo

www.samizdatonline.it

 

 

 

Postato da: berlic a 17:46 | link | commenti (3) |

giovedì, 01 dicembre 2005

Chi ha paura della Libertà?

La possibilità di sviluppo di un popolo dipende dalla possibilità e dalla capacità di educare. Il nostro Paese da decenni sembra segnato da una debolezza di entrambe le condizioni: assenza di una vera libertà di educazione e debolezza degli adulti nell'impegno educativo.

Per questa ragione riteniamo che siano prioritarie anche nell'azione politica tutte quelle azioni che intervengono a favore di un'autentica libertà di educazione e di un vero sostegno a chi educa. In Piemonte la giunta regionale precedente era riuscita - dopo una lunga battaglia - ad approvare la legge sul buono scuola per sostenere concretamente (sebbene ancora parzialmente) le famiglie che decidano di mandare i figli in scuole non statali. La giunta attuale sta lentamente corrodendo quella legge, ne ha dichiarato l'iniquità e intende cambiarla, soprattutto per non riconoscere la parità effettiva tra istituti statali e non statali.

Il prossimo 3 dicembre si terrà una manifestazione organizzata dal coordinamento per la scuola libera che avrà come oggetto proprio la legge regionale sul buono scuola. Essa avrà per titolo Chi ha paura della Libertà? e si svolgerà al Teatro Nuovo di Torino. Fate clic sul titolo per avere informazioni sul programma.

L'esito della manifestazione dipenda in gran parte dalla presenza che sapremo esprimere: invito perciò cordialmente tutti a partecipare con passione e a farsi promotori in ogni ambito dell'iniziativa.

Chi ha paura della Libertà?
TEATRO NUOVO DI TORINO
Corso Massimo d’Azeglio 17
sabato 3 dicembre 2005 -- ore 9,00

Postato da: berlic a 14:23 | link | commenti (5) |

mercoledì, 23 novembre 2005

Appello - Se ci fosse una educazione del popolo ...

Se ci fosse una educazione del popolo tutti starebbero meglio - L’Italia è attraversata da una grande emergenza. Non è innanzitutto quella politica e neppure quella economica - a cui tutti, dalla destra alla sinistra, legano la possibilità di “ripresa” del Paese -, ma qualcosa da cui dipendono anche la politica e l’economia. Si chiama “educazione”. Riguarda ciascuno di noi, ad ogni età, perché attraverso l’educazione si costruisce  la persona, e quindi la società.
Non è solo un problema di istruzione o di avviamento al lavoro.
Sta accadendo una cosa che non era mai accaduta prima: è in crisi la capacità di una generazione di adulti di educare i propri figli.
Per anni dai nuovi pulpiti - scuole e università, giornali e televisioni - si è predicato che la libertà è assenza di legami e di storia, che si può diventare grandi senza appartenere a niente e a nessuno, seguendo semplicemente il proprio gusto o piacere.
È diventato normale pensare  che tutto è uguale, che nulla in fondo ha valore se non i soldi, il potere e la posizione sociale. Si vive come se la verità non esistesse, come se il desiderio di felicità di cui è fatto il cuore dell’uomo fosse destinato a rimanere senza  risposta.
È stata negata la realtà, la speranza di un significato positivo della vita, e per questo rischia di crescere una generazione di ragazzi che si sentono orfani, senza padri e senza maestri, costretti a camminare come sulle sabbie mobili, bloccati di fronte alla vita, annoiati e a volte violenti, comunque in balia delle mode e del potere.
Ma la loro noia è figlia della nostra, la loro incertezza è figlia di una cultura che ha sistematicamente demolito le condizioni e i luoghi stessi dell’educazione: la famiglia, la scuola, la Chiesa.
Educare, cioè introdurre alla realtà e al suo significato, mettendo a frutto il patrimonio che viene dalla nostra tradizione culturale, è possibile e necessario, ed è una responsabilità di tutti.
Occorrono maestri, e ce ne sono, che consegnino questa tradizione alla libertà dei ragazzi, che li accompagnino in una verifica piena di ragioni, che insegnino loro a stimare ed amare se stessi e le cose.
Perché l’educazione comporta un rischio ed è sempre un rapporto tra due libertà.
È la strada sintetizzata in un libro cruciale, nato dall’intelligenza e dall’esperienza educativa di don Luigi Giussani: Il rischio educativo. Tutti parlano di capitale umano e di educazione, ci sembra fondamentale farlo a partire da una risposta concreta, praticata, possibile, viva.
Non è solo una questione di scuola o di addetti ai lavori: lanciamo un appello a tutti, a chiunque abbia a cuore il bene del nostro popolo.
Ne va del nostro futuro.

Vi invitiamo ad aderire all'appello 

Potete trovare qui il volantino (.pdf) dell'appello e qui la lista dei primi firmatari.

Postato da: berlic a 17:39 | link | commenti (20) |

lunedì, 17 ottobre 2005

'Contro il cristianesimo' - Presentazione del libro

Martedì 25 ottobre, alle ore 21,00, avrà luogo a Torino la presentazione del libro 'Contro il cristianesimo'. Sede della presentazione: Educatorio della Provvidenza - C.so Gen. Govone, 16  - Torino. Vi invitiamo a partecipare e segnalare l'iniziativa ai Vostri amici. Presentano: Lucetta Scaraffìa e Assuntina Morresi. Organizzazione a cura del Centro Culturale Piergiorgio Frassati, con la collaborazione di Samizdatonline.

Questo il volantino di presentazione.

Associazione Samizdatonline


Contro il cristianesimo - L'Onu e l'Unione Europea come nuova ideologia - Lucetta Scaraffìa, Eugenia Roccella – Appendice di Assuntina Morresi - Ed. Piemme  

Contro il cristianesimoIl rifiuto di menzionare nella Costituzione Europea le radici cristiane è il sintomo  inquietante di una situazione più generale che riguarda direttamente la concezione ormai prevalente dei diritti dell’uomo.

Tali diritti, infatti, a cui si richiamano tutte le organizzazioni internazionali, da decenni sono sottoposti ad una subdola modifica della loro formulazione, e stanno quindi perdendo la loro caratteristica originaria di codice etico coerente con le loro radici giudaico-cristiane. Si stanno trasformando in un grimaldello ideologico di un relativismo totalitario, che mira a  cancellare ogni prospettiva diversa fondata sul diritto naturale. Ad esempio, agitando la bandiera dei diritti delle donne, si attuano in realtà violente campagne di controllo della natalità nel terzo mondo e si tende a distruggere l’identità sessuale naturalmente definita. In nome della dignità dell’uomo, si finisce così per sottrarre all’essere umano senso e valore.

La Chiesa cattolica è pesantemente avversata perchè si oppone a questa deriva, difendendo la concezione originaria della Dichiarazione dei diritti.

 

  

Postato da: giona a 18:46 | link | commenti (17) |

Quelli che vorrebbero sfrattare Dio dalla vita pubblica

Sembrava scomparso dalla scena pubblica. Ma all'occidente secolarizzato la questione "Dio" si è ripresentata violentemente l'11 settembre 2001, quando in nome di Allah, alcuni terroristi fondamentalisti rappresentanti di un un islamismo nichilista, hanno tirato giù le due torri, le tremila persone che vi lavoravano, con tutte le conseguenze che sappiamo.
Sembrava che i cristiani non contassero più nulla, quasi fossero una specie in via di estinzione.
Piazze piene, chiese vuote. Un Papa vecchio e malato, con grande carisma mediatico ma poco seguito.
Invece... Bush è stato rieletto alla grande con il contributo fondamentale dell'elettorato cristiano.

Poi, il mondo intero - non solo metaforicamente - si è inginocchiato ad onorare Giovanni Paolo II, e ha amato fin da subito il suo successore, un'autorevole guida morale e un intellettuale di grande spessore, apprezzato anche da quei non credenti immuni da pregiudizi anti-cattolici.
Ed infine, in Italia, il flop dei referendum contro la legge 40/2004: non se l'aspettavano di perdere così, con tutti i media e la "gente che conta" dalla loro parte.

E allora l'argomento del giorno è diventato il rapporto fra Stato e Chiesa, o fra Stato e religioni, spesso con due pesi e due misure.

Infatti, da una parte, per un malinteso e ipocrita concetto di "tolleranza" figlia del
"buonismo" politicamente corretto, non si riesce a venire fuori dal pasticcio della non-scuola di via Quaranta, perché non si vuole dare l'impressione di avercela con un gruppetto di musulmani che rifiutano di integrarsi (quasi che per loro le leggi dello Stato italiano non valessero).
Nello stesso tempo, però, la Chiesa cattolica in Italia subisce attacchi anacronistici e paradossali.
Ogni sua parola viene amplificata e strillata, distorta e messa in discussione, paventando un attacco della Chiesa stessa, sul piano etico, ma anche politico, alla laicità dello Stato.

Gli attacchi gratuiti e infondati, basati su menzogne e
campagne giornalistiche farlocche, sono cominciati con la questione dell'otto per mille, subito dopo il referendum. Si è detto che non si sapeva come la Chiesa li aveva spesi. Ne viene pubblicato il resoconto (casualmente, negli stessi giorni della polemica), e ne dà notizia solo Avvenire.
Si continua con l'ora di religione:
Repubblica spara cifre da debacle. Avvenire risponde con quelle della CEI. Il ministero della Pubblica Istruzione conferma: nessun crollo nelle adesioni, ma anche qui, nessun dietro front da parte di Repubblica.
Si prosegue con i PACS: la posizione della Chiesa è ovvia e ben nota, da sempre. Ne parla Ruini
nella sua prolusione al Consiglio permanente della Cei (il capo dei vescovi italiani ai vescovi italiani, non un discorso alla nazione a reti unificate). Gran fracasso sulla stampa. Fischi contro Ruini a Siena. Allora viene inventata una fantomatica telefonata in cui i vescovi avrebbero dichiarato intenzioni bellicose. Smentita anche questa.
Lo stesso giorno su Repubblica si confrontavano le retribuzioni medie di preti e vescovi con quelle di impiegati, metalmeccanici e commessi. Niente di male, ma, come fa notare Avvenire, "a nessun lavoratore dipendente sfugge la differenza tra stipendio lordo e stipendio netto. Ecco, quello dei preti era lordo, quello degli altri netto. Peccato si siano dimenticati di scriverlo".
Parla Benedetto XVI al sinodo mondiale dei vescovi, e la stampa italiana titola: il Papa parla ai politici italiani.
Il Sinodo viene presentato come un'assemblea schiacciata sui temi etici, con i vescovi pronti a strabordare e ad imporre chissà che cosa. Un "fondamentalismo cattolico" in agguato, inconsciamente paragonato a quello islamico (che comunque fa più paura e non viene combattuto, come dimostra anche quel che è successo recentemente al Consiglio d'Europa).
Che sta succedendo?
Che, come ha detto Benedetto XVI, Dio non può star fuori dalla vita pubblica.
Per finire, l'incredibile attacco sull'ICI: una campagna di stampa denigratoria senza alcun fondamento.

Sullo sfondo, la questione aborto, amplificata dalla RU486, di cui è stata sospesa la somministrazione al di fuori dell'ospedale, perchè contraria alla stessa legge 194. Una legge che le élite laiciste difendono con i denti, perché considerano l'aborto un "diritto fondamentale", mentre l'opinione pubblica la pensa diversamente, visto che secondo un recente sondaggio di Repubblica la maggioranza degli italiani (44,4 per cento contro 29,7) giudica l'aborto "moralmente sbagliato".

Per concludere, è in atto un conflitto fra chi riconosce a tutti la libertà di esprimersi e chi pretende di poter distribuire "patenti" di tolleranza e democraticità, con il sostegno di un'ideologia laicista che punta a imporre un "pensiero unico" basato sul relativismo etico. Ci dicono che dovremmo vivere "come se Dio non ci fosse". Ma ogni volta che si è tentano di escludere Dio dalla società si sono verificate delle tragedie immense (vedi nazismo e comunismo), e alla fine l'uomo si rende conto che è meglio vivere "come se Dio ci fosse", con buona pace dei laicisti.

-------------------
"Ricordiamo che il secolo si è aperto con gli annunci della morte di Dio e si è chiuso senza un pensatore capace di organizzarne i funerali.
Il cadavere, poi, non si è più trovato."
-- Armando Torno 

Postato da: Faramir a 09:26 | link | commenti (22) |
religione, laicismo, chiesa cattolica

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Chi siamo

Siamo una compagnia di persone che, con uno sguardo cristiano sulla realtà, ha dato forma ad una presenza autenticamente libera sul web, arrivando a fondare una associazione culturale. L'urgente motivo, per cui ciascuno di noi si è esposto, continuando a farlo, in prima persona in questa vetrina mediatica, è stata una reazione immediata, quasi istintiva. La nostra compagnia è la risposta a quel "grido dell'anima" provocato dall'attuale panorama informativo e culturale in Italia ed in Europa. Un panorama massmediatico che si dimostra poco libero, quasi mai oggettivo, tiepido, talvolta freddo, se non addirittura falso e nemico della persona umana, del cristianesimo e della chiesa cattolica. Ci siamo conosciuti grazie ai siti e blog gestiti da alcuni di noi, nella diffusione di informazioni taciute o poco sottolineate altrove, nella produzione di contenuti originali e critici affinchè la fede in Cristo sia anche cultura e giudizio, fino alle rassegne stampa attraverso mailing list e newsletters, o anche scatenando e-campagne, talvolta scrivendo direttamente ai giornali, partecipando ai principali forum on-line. Non è infatti necessario avere un proprio sito per aderire attivamente alle nostre iniziative. Questo tam tam costante e pulsante è diventato dunque sempre meno solitario, ma sempre più aggregante. Ci lega la passione per la vita, per la verità, per la bellezza, per la libertà, per la giustizia, per la ragione non contrapposta alla fede. Per questo ci interessano sia la cultura sia la politica. Ciascuno di noi mantiene il proprio stile, la propria indipendente diversità, pur essendo consapevoli, da adesso in poi, di un accresciuto senso di unità e di partecipazione in una direzione comune. Pubblichiamo in proprio, controcorrente rispetto ai tempi in cui viviamo, ispirandoci al Samizdat più famoso, utilizzando le possibilità che si hanno oggi a disposizione sulla rete internet, senza censure, per rapidità, per diffusione diretta e capillare, senza costi spropositati.

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