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lunedì, 17 settembre 2007
Cibridi e salamandre


Ho preso un ovocita di mucca, anzi, tanti ovociti di mucca.

No, non di donna, di mucca.

La donna, normalmente produce un solo ovocita al mese.

Che avara! Una cellulina sola, praticamente invisibile, nascosta dentro una gabbia ossea, il bacino femminile, che sembra fatta apposta per proteggerla. Sarà che senza di lei, la vita umana si ferma. Avara! Ma fanne tante, tipo gli spermatozoi, che sono qualche mezzo miliardo: potremmo sprecarle, invece le cellule uovo… no, troppo rare, preziose, per esporle alle intemperie.

Certo che così è un casino procurarsele.

Come faccio a pescare una sola cellula dentro un corpo umano che ne conta decine di migliaia di miliardi? Una cellula sola, che vive di per sé solo 24-36 ore in un mese? Nascosta, protetta, difesa nelle profondità delle viscere?

Sì, posso imporre alla centrale di produzione di fabbricarne di più. Più ovociti vengono prodotti, più è facile andarli a pescare.

Oddio… facile… ci vuole sempre un intervento chirurgico, una anestesia… ma si può fare. Costa, ma si può fare.

Il problema è che stimolare la fabbrica, l’ovaio, a produrre tanti ovociti è rischioso: l’ovaio si ingrandisce, scatena tempeste ormonali pericolose per la vita stessa.

E poi mi dà ovociti di scarsa qualità: tanta quantità, poca qualità. Un classico.

No, niente donne, cattiva pubblicità.

Meglio le mucche. Lì, no problem. Neanche se la mucca muore per eccesso di ormoni. Neanche gli animalisti protestano, troppo impegnati a difendere i gorilla.

La mucca la conosco bene. Grandi veterinari, pionieri della fecondazione assistita delle mucche, sono divenuti insigni fecondazionisti umani. Ah, l’esperienza…

Grande mucca, grande ovaio. Grande ovaio, tanti ovociti. Nessuna richiesta di risarcimento economico.

Già. Ma che me ne faccio di questi ovociti di mucca? Ho già fatto il trasferimento di nucleo da mucca a mucca, clonando la mucca dopo aver clonato pecore, cani, conigli, cavalli, tori, zanzare… no, le zanzare no. Clonare una mucca non fà notizia, non divento famoso, niente giornali. Uffa, basta clonare mucche, che pizza!

No, ci vuole un’idea.

Ecco, invece di trasferire un nucleo di cellula di mucca nell’ovocita di mucca, uso un nucleo umano. Clonare un uomo, facendo finta di clonare una mucca.

Vorrà dire che invece di 60 cromosomi, come la cellula di mucca, questo ovocita ne avrà solo 46. E si crederà un ovocita umano, sviluppandosi come tale, nutrito dal citoplasma dell’ovocita di mucca.

Avessi pensato prima al gorilla, che di cromosomi ne ha 48…

No, che poi gli animalisti mi piantano un casino.

E mica potevo farlo con i pesciolini rossi (già con i loro problemi di diritti violati): 200 cromosomi son troppi, rischia che non succede niente. E poi, se volessi impiantare il mio neonato embrione nell’utero di un pesciolino, come faccio? Con la mucca… le dimensioni ci sarebbero…

E poi? Si sviluppa? No, dico, la clonazione animale classica aveva successo nel 2% dei tentativi (277 ovociti solo per Dolly!). Mica è facile imbrogliare un ovocita e fargli credere che lo hanno fecondato! Figuriamoci se i cromosomi non sono nemmeno della sua specie! Mi tocca buttare via tutto! ...

Però, se ci sono riusciti i ciprioti, ce la posso fare anche io!

Come dite? La clonazione umana è vietata?

Beh, posso sempre rispondere che questo non è proprio un uomo… è “prevalentemente” uomo. Nel senso che nel citoplasma della mucca rimangono mitocondri con DNA bovino.

Uomo al 99,9%, ma potrei farlo al 75, al 51, al 50,1%. O magari solo per il 51,1% dei geni, delle sequenze codificate, dei cromosomi… Meno del 50% no, che poi gli animalisti…

Posso sempre dire che l’insulina la fabbrico da batteri geneticamente modificati, che le protesi valvolari cardiache erano di maiale, che gli stessi vaccini… Vi chiederò: un uomo con una protesi valvolare aortica biologica di maiale è un “cibrido”? E con le trasfusioni di sangue? Come la mettiamo? E nessuno mi dirà: “Ah professò, ma cchè stai à ddì?”

Lascio crescere il vero “cibrido” per 14 giorni. Poi tiro la catenella.

Nel frattempo, cosa succede? Niente. Però posso dire che sto studiando i meccanismi delle staminali embrionali. Fischiettare che curerò l’alzheimer, il parkinson, la sclerosi multipla. Magari qualcuno ci crede ancora. Spararle grosse. Questo farà titolo sui giornali, buona pubblicità: ecco-il-paladino-dell’ineluttabilità-del-progresso-delle-conoscenze. Questo mi darà nuovi finanziamenti.

Finchè dura. Poi dovrò inventarmi un nuovo limite da superare.

Vediamo… Potrei fare un “cibrido” al contrario, cioè con citoplasma di ovocita umano e nucleo di animale, che so, di salamandra.

Intriganti, le salamandre.


Vino e Mirra - Samizdatonline


Postato da: Faramir a 15:34 | link | commenti |
eugenetica, clonazione

mercoledì, 29 agosto 2007
Fermiamo la deriva eugenetica

In merito al drammatico caso di Milano, riportiamo un commento della nostra socia Assuntina Morresi, pubblicato ieri su L'Occidentale.

Per fermare il feticidio selettivo non serve toccare la legge sull'aborto

Il nome tecnico è “feticidio selettivo”. E’ l’aborto di uno o più feti in una gravidanza bi o plurigemellare: dei feti che si stanno sviluppando, non tutti nasceranno. Uno o più verranno eliminati, perché considerati “di troppo”, oppure perché “malati”.

Si esegue iniettando cloruro di potassio nel cuore del feto da eliminare, provocandone l’arresto cardiaco, oppure occludendone il cordone ombelicale, con il laser, ad esempio, e bloccando l’afflusso di ossigeno. Il feto morto rimane in pancia, accanto a quello (o quelli) vivo, che nel 3% dei casi muore pure lui, o comunque avrà elevate probabilità di nascere prematuramente, con tutte le conseguenze del caso.

Claudio Giorlandino, presidente della Sidip (Società italiana di diagnosi prenatale e medicina materno-fetale) spiega che "nel feticidio selettivo gli errori sono possibili e, nella maggior parte dei casi, non se ne ha notizia per la delicatezza delle vicende umane che si accompagnano e per l'impossibilità di arrivare a un contenzioso legale in considerazione del fatto che le donne sono ben informate, prima di sottoporvisi, e sottoscrivono un pieno consenso informato. Tale prassi, e tali errori, sono tecnicamente possibili e diffusi in tutto il mondo".

Sarebbe interessante conoscere il numero dei feticidi selettivi effettuati nel nostro paese, e quantificare gli “errori”, ad esempio come quello dell’ospedale San Paolo di Milano, e cioè la soppressione di un feto diverso da quello selezionato.

I tragici fatti milanesi sono noti: le due gemelle a diciotto settimane di gravidanza erano identiche e non era possibile distinguere visivamente quella con la sindrome di Down dall’altra. Per eliminare la prima, e tenere solamente il feto sano, il medico si è basato sulla posizione che avevano in pancia tre settimane prima dell’intervento, al momento dell’amniocentesi. Ma in quelle tre settimane di intermezzo pare che le sorelle si siano scambiate di posto, ed è stata soppressa quella sana. Successivamente, accortisi di quanto successo, si è eliminata anche l’altra.

Alessandro Di Gregorio, specialista in ostetricia e ginecologia al centro Artes di Torino, spiega che esistono sistemi per cercare di evitare casi come questi: "Nel caso degli aborti selettivi, l'uso del colorante per marcare il feto malato è prassi".

Marcare con un colorante il feto selezionato, per sopprimerlo senza commettere errori:  espressioni che, nel migliore dei casi, evocano pratiche veterinarie - di solito si marcano le greggi, le mandrie, oppure gli esemplari malati o difettati, o comunque con qualche particolarità. Nel peggiore, invece, ricordano i lager nazisti.

Come nel caso del Careggi di Firenze – dove nacque vivo un feto sano, dopo un aborto indotto a ventitrè settimane di gravidanza, con una errata diagnosi di malformazione –  anche adesso l’ errore è la soppressione di un sano, anziché di un malato.

E’ sbagliato nascere disabili, insomma. La pressione sociale e culturale per il “diritto al figlio sano” è fortissima, i sostegni alle famiglie con figli handicappati sono spesso drammaticamente insufficienti: in queste condizioni è difficile parlare di “libera scelta” delle donne. L’aborto sembra essere la via meno dolorosa per affrontare il problema.

Eppure la legge 194 non prevede l’aborto eugenetico, cioè non consente l’aborto a causa di malformazioni o anomalie del concepito: se integralmente e correttamente applicata, dovrebbe contribuire a “far superare le cause che potrebbero indurre la donna all'interruzione della gravidanza”, e ad “aiutare la maternità difficile dopo la nascita”.  Se ne parla sempre, ma difficilmente si va oltre le solite polemiche.

Per applicarne le parti più disattese, quelle riguardanti la prevenzione, e chiarire i passaggi e gli articoli riguardanti i cosiddetti “aborti terapeutici”, sarebbe sufficiente stilare delle linee guida,  adeguate alle nuove conoscenze scientifiche e tenendo conto dell’esperienza di questi trenta anni di regolamentazione delle interruzioni di gravidanza, senza  intervenire sul testo di legge. Potrebbe essere un primo, importante tentativo di stabilire alleanze fra chi, sia sostenitori che oppositori della legge 194, pensa che comunque si possa fare ancora molto di più per combattere la tragedia dell’aborto.

[Fonte: L'Occidentale]

Postato da: Faramir a 09:32 | link | commenti (1) |
eugenetica, legge 194

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